Inaugurata “La Stanza della Vita”,  uno spazio dedicato all’ascolto e alla relazione nei momenti più delicati

Inaugurata La Stanza della vita
Da sinistra Sergio Vedovati, Gianpietro Zanoli, Francesco Locati e Mario Bossi

È stata inaugurata questa mattina all’Ospedale Papa Giovanni XXIII “La Stanza della Vita”, un ambiente pensato per accogliere i colloqui tra operatori sanitari e familiari di pazienti che si trovano in condizioni critiche.

Collocata in un'area attigua alle Terapie Intensive, al secondo piano della Piastra, la Stanza della Vita nasce come luogo riservato e accogliente, a disposizione di medici e infermieri per costruire una relazione autentica con le famiglie di chi sta lottando tra la vita e la morte. Un arredo elegante e minimalista, colori caldi e rassicuranti: ogni dettaglio è pensato per offrire conforto a chi vive momenti di grande dolore, accompagnando anche quei colloqui delicati in cui può aprirsi la possibilità della donazione degli organi.

Nei contesti di emergenza-urgenza e nelle terapie intensive, la qualità dell’assistenza, infatti, non si misura soltanto nelle competenze cliniche, ma anche nella capacità di prendersi cura delle relazioni umane. 

“La gestione delle relazioni con i familiari richiede grande sensibilità, soprattutto nei momenti più critici. Disporre di spazi dedicati, progettati con cura per accogliere le famiglie, fa davvero la differenza: per i pazienti, per i loro cari e per il personale sanitario – ha sottolineato Luca Lorini, Direttore del Dipartimento emergenza-urgenza e area critica dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. E’ un approccio che punta a umanizzare ambienti spesso segnati da tensione e incertezza, offrendo luoghi in cui i familiari possono trovare ascolto, supporto e un minimo di conforto. Questi spazi rappresentano un valore aggiunto fondamentale anche per gli operatori sanitari, chiamati quotidianamente a gestire situazioni di estrema delicatezza. L’attenzione all’accoglienza e alla dimensione relazionale si conferma così parte integrante del percorso di cura, contribuendo a migliorare l’esperienza complessiva all’interno delle strutture ospedaliere”

Inaugurata La Stanza della vita

Lo spazio è stato realizzato sulla base di un progetto ideato dagli allievi della classe 5^ del CFP della Scuola d’Arte “Andrea Fantoni” di Bergamo, indirizzo Arredo e design. I ragazzi hanno lavorato sotto la guida dei docenti Marco Peruta (tecnica professionale e progettazione) e Tiziana Locatelli (coordinatrice del corso), e in costante dialogo con Sergio Vedovati, Coordinatore al prelievo e trapianto d’organi dell’ASST Papa Giovanni XXIII. 

“Il momento in cui si parla con una famiglia della possibilità di donare gli organi di un proprio caro è tra i più delicati che esistano – ha evidenziato Sergio Vedovati –. In questi momenti, poter contare su un ambiente accogliente e rispettoso può favorire un dialogo più sereno e consapevole con le famiglie, nel pieno rispetto delle loro scelte. La Stanza della Vita è nata da questa consapevolezza, che i ragazzi della Scuola Fantoni hanno saputo recepire con sensibilità e tradurre in un progetto convincente e profondamente umano.”

"Come CFP della Scuola d’Arte Andrea Fantoni siamo particolarmente orgogliosi di questo progetto, perché rappresenta pienamente l’anima del nostro corso di design d’arredo e il valore della formazione professionale che offriamo ai nostri studenti – ha commentato Mario Bossi, Direttore Centro di Formazione Professionale Scuola d'Arte Andrea Fantoni -. Qui i nostri studenti hanno potuto confrontarsi con un’esperienza concreta, mettendo creatività e competenze tecniche al servizio di un bisogno reale. La Stanza della Vita è il risultato di un lavoro che unisce sapere progettuale e sensibilità, e dimostra quanto il design, quando incontra la vita vera, possa diventare un gesto di attenzione verso le persone e i loro bisogni."

"Partecipare a questo progetto è stato motivo di grande orgoglio per tutti, per il contributo alla città e per il tema trattato - Marco Peruta, docente di tecnica professionale e progettazione Scuola d’Arte Andrea Fantoni -. Per gli allievi è stata un'esperienza particolarmente coinvolgente perché la parte progettuale si è concretizzata nella realtà. In una prima fase sono state presentate due bozze, c'è stato un confronto con i referenti dell'Ospedale e poi si è sviluppata la versione definitiva. Gli allievi hanno lavorato con grande autonomia, seppur io li abbia supportati. E' stato inoltre importante per un gruppo di studenti (Asia Abo Cremaschi, Aurora Rota, Sara Belli, Gaia Ferri) incontrare i responsabili dell'ufficio tecnico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII per recepire alcune indicazioni. Le idee dei ragazzi sono state apprezzate e accettate completamente, capita molto raramente ed è elemento di distinzione per questa attività".

La realizzazione de La Stanza della Vita è stata resa possibile anche grazie al generoso contributo dell’AIDO provinciale di Bergamo con i suoi Gruppi Comunali.
“La “Stanza della Vita” rappresenta un segno concreto di attenzione verso i familiari che si trovano ad affrontare momenti di grande dolore. In un passaggio così delicato, poter contare su uno spazio riservato, capace di garantire rispetto, ascolto e umanità, è fondamentale – ha spiegato Gianpietro Zanoli, Presidente AIDO Provinciale Bergamo -. Aido Bergamo ha sostenuto con convinzione la realizzazione di questa stanza, in continuità con l’esperienza del punto informativo “Soffio Vitale”, attivo dal 2017 presso l’ASST Papa Giovanni XXIII e gestito dai nostri volontari. Sappiamo quanto sia difficile, per i familiari, trovarsi a interpretare la volontà del proprio caro e affrontare, con la necessaria sensibilità, anche il tema della donazione degli organi. In questi momenti la professionalità e la sensibilità dei medici fanno la differenza. È anche in questa direzione che si colloca il nostro impegno nel promuovere la cultura della donazione, affinché sempre più persone possano esprimere la propria volontà in vita, sollevando i propri cari da una decisione così impegnativa”.

“Con l’apertura della Stanza della Vita mettiamo a disposizione dei nostri operatori e delle famiglie un luogo pensato per accogliere, ascoltare e accompagnare – ha dichiarato Francesco Locati, Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Nei momenti più complessi è fondamentale poter contare su spazi adeguati, in grado di favorire una comunicazione autentica e rispettosa. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione con il territorio e fra le istituzioni possa generare valore per la comunità. Per questo ringrazio la Scuola Fantoni, la sua dirigenza, i docenti e gli studenti, e AIDO, sempre pronta a sostenerci e a sostenere i percorsi che portano alla donazione di organi e tessuti”.

“Questo spazio è emblematico del valore della cura che ho trovato in questo ospedale – ha sottolineato Alessandro Amorosi, Direttore sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII -, dove le prestazioni sanitarie vanno di pari passo con le attenzioni date a tutto il contesto familiare, in particolare nei momenti più difficili, con questa apertura costante verso l’esterno, le realtà del terzo settore, le altre istituzioni del territorio, le scuole, che non sono un mondo a parte ma coinvolte in un percorso di ascolto e di crescita reciproci e continui, con una prospettiva sempre rivolta al futuro”.

“Mi ritrovo pienamente, da sanitario e da cittadino, sull’importanza di un luogo dedicato al tempo di cura dei familiari che trepidano per le sorti del proprio caro in rianimazione - Giuseppe Piccolo, Coordinatore regionale al prelievo e trapianto d’organi -. La presa in carico di un assistito non termina con il suo decesso se non dopo aver offerto ai familiari la possibilità di donazione. Il colloquio di donazione è quindi parte dell’accompagnamento del morente e dei familiari nel fine vita e ci restituisce una realtà  migliore di quella che il cittadino legge o immagina. La percentuale di cittadini maggiorenni che esprime un “si” alla donazione in Comune è del 60%, ma in Lombardia la percentuale di famiglie favorevoli alla donazione di organi e tessuti del proprio caro deceduto in rianimazione è più alta, raggiungendo il 75%”.