Assistenza medica al suicidio

Che cos'è l'assistenza medica al suicidio
L'assistenza medica al suicidio, alla quale ci si riferisce anche con espressioni come “suicidio medicalmente assistito” e “morte medicalmente assistita”, è la possibilità, riconosciuta dalla Corte Costituzionale italiana, che una persona con determinate condizioni patologiche ponga fine in autonomia alla propria vita, auto-somministrandosi un farmaco fornito dal Servizio Sanitario Nazionale, dopo che una struttura sanitaria pubblica ne ha verificato i requisiti e previo parere del Comitato Etico Territoriale competente.
La Corte costituzionale, con la sentenza 242 del 2019 e le successive pronunce (135/2024, 66/2025, 132/2025, 204/2025, 152/2026), ha stabilito le condizioni e le modalità di verifica di questa possibilità, in attesa di una legge dello Stato che disciplini organicamente la materia. In Regione Lombardia, l'accesso a questo percorso segue le indicazioni procedurali regionali vigenti.

Chi ha diritto e quali sono i requisiti
Si può avere l’assistenza media in questione quando ricorrono tutte le seguenti condizioni:

  • patologia irreversibile
  • sofferenze fisiche e/o psichiche che la persona stessa reputa intollerabili;
  • dipendenza da uno o più trattamenti di sostegno vitale (tra i quali ad esempio: ventilazione assistita, nutrizione o idratazione artificiali, dialisi, necessità di frequenti bronoaspirazioni, cateterizzazioni urinarie, evacuazione manuale delle feci, …), oppure l’indicazione medica della loro necessità, rifiutata dalla persona ex l. 219/2017
  • capacità di intendere e di volere, vale a dire di prendere decisioni libere e consapevoli.

Queste condizioni sono verificate, caso per caso, da un Collegio di Valutazione Multidisciplinare (CVM) dell'ASST (Medico Legale, Medici specialisti nelle branche delle patologie maggiori sofferte, Medico Palliativista, Medico Psichiatra, Psicologo, Medico Anestesista-Rianimatore, Infermiere). Il CVM deve, inoltre, verificare se la richiesta sia motivata da sofferenze che potrebbero essere alleviate con un adeguato supporto clinico, assistenziale e/o sociale, che in tal caso è da offrire.

Il ruolo delle cure palliative
A chi presenta la richiesta è offerto, previa la valutazione dei requisiti e dell’appropriatezza clinica, un eventuale percorso di cure palliative, comprensivo della sedazione palliativa profonda continua, qualora richiesta e indicata sotto il profilo medico.

Come richiedere la verifica all'ASST Papa Giovanni XXIII
La richiesta deve essere presentata personalmente dalla persona interessata: non è possibile la presentazione mediante delega ad altre persone. Chi non è in grado di scrivere in modo autonomo può chiedere assistenza all’ASST di riferimento per individuare, insieme ai professionisti sanitari, una modalità alternativa di comunicazione (ad esempio mediante dispositivi di comunicazione assistita o videoregistrazione).
La richiesta può essere inviata:

  • via posta elettronica, all'indirizzo: direzionesanitaria@asst-pg23.it
  • via PEC, all'indirizzo: ufficioprotocollo@pec.asst-pg23.it

Nella richiesta si devono indicare i recapiti che si vogliono utilizzare per le comunicazioni riservate ed è possibile indicare anche il nominativo di un Medico di fiducia, quale riferimento clinico della persona.
Per facilitare la presentazione della domanda è disponibile un modulo, scaricabile da questa pagina.

Quale documentazione allegare

  • copia di un documento d'identità in corso di validità
  • documentazione clinica in proprio possesso relativa alla/e patologia/e (referti, diagnosi, storia clinica) e alle misure di sostegno vitale a motivo della domanda
  • eventuali Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) o Pianificazione Condivisa delle Cure già depositate.

Chi valuta la richiesta e in quanto tempo
La richiesta è esaminata dal Collegio di Valutazione Multidisciplinare, che al termine della propria istruttoria trasmette una relazione al Comitato Etico Territoriale, chiamato a esprimere un parere obbligatorio ma non vincolante. L'intero percorso può richiedere, secondo le indicazioni regionali vigenti, alcuni mesi, variabili di caso in caso, in ragione della delicatezza delle valutazioni cliniche, psicologiche e sociali da compiere.

È possibile rifiutare le cure o i trattamenti di sostegno vitale senza chiedere l'assistenza medica al suicidio?
Sì, il rifiuto o la rinuncia a un trattamento sanitario, anche salvavita, sono un diritto autonomo e distinto, riconosciuto dalla legge 22 dicembre 2017, n. 219, indipendente dalla volontà o no di chiedere l’assistenza medica al suicidio.

Riservatezza
Tutte le informazioni raccolte nel corso dell'istruttoria sono trattate con le medesime garanzie di riservatezza previste per la documentazione sanitaria. Le informazioni sul trattamento dei dati personali sono disponibili alla pagina internet Amministrazione trasparente → Privacy → Informative sulla privacy del sito dell'ASST.