
Un modello innovativo e unico nel panorama nazionale, capace di integrare in modo strutturato sanità pubblica e accoglienza sociale a sostegno delle famiglie dei bambini con patologie complesse. La collaborazione tra l’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e l’Associazione EOS APS – La Casa di Leo è stato presentato oggi, 12 gennaio 2026, a Roma, nella sala stampa di Palazzo Montecitorio, nel corso di una conferenza stampa in cui è intervenuto il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, insieme al Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII Francesco Locati, alla presidente del Comitato direttivo di EOS APS Susanna Berlendis e al Direttore socio sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII Simonetta Cesa.
La collaborazione tra l’Ospedale Papa Giovanni XXIII e La Casa di Leo è tra i primi casi in Italia di co-programmazione e co-progettazione strutturata tra un ente del Servizio Sanitario e una casa di accoglienza pediatrica del Terzo Settore, finalizzata a garantire una presa in carico integrata, continua e appropriata dei bambini e delle loro famiglie anche dopo la dimissione dall’ospedale.
Nata dall’ascolto dei bisogni delle famiglie costrette a lunghi periodi di cura lontano da casa, La Casa di Leo opera dal 2018 a Treviolo, alle porte di Bergamo, offrendo accoglienza e sostegno ai nuclei familiari dei bambini in cura al l’Ospedale Papa Giovanni XXIII, centro di riferimento per la cura del bambino critico e di molte patologie pediatriche complesse, da quelle causate da traumi accidentali a quelle legate all’insufficienza d’organo, fino alle malattie genetiche e rare. Un’esperienza che, nel tempo, si è evoluta da collaborazione operativa quotidiana a un vero e proprio modello integrato di welfare di prossimità.
Elemento centrale di questo percorso è il progetto di ampliamento “Leo diventa grande”, concluso nel 2025, che ha portato la struttura da 700 a 3.600 metri quadrati, aumentando la capacità di accoglienza da circa 50 a oltre 300 ingressi all’anno. La nuova Casa di Leo dispone oggi di 15 camere di accoglienza, tre appartamenti protetti, spazi ludico-educativi, una palestra riabilitativa e un ambulatorio dedicato a prestazioni infermieristiche e servizi di telemedicina.
“La Casa di Leo nasce dall’insegnamento di Leo, mio figlio, che ci ha mostrato come la cura di un bambino fragile non possa limitarsi agli aspetti clinici, ma debba abbracciare anche i genitori, le relazioni e la vita quotidiana – ha commentato Susanna Berlendis, mamma di Leo e Presidente del Comitato direttivo Eos Aps -. La co-progettazione con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII rende concreta un’alleanza che unisce competenza sanitaria e accoglienza, permettendo alle famiglie di sentirsi accompagnate anche oltre la dimissione. È un modello di cura che mette davvero al centro le persone, con rigore, prossimità e umanità”.
Grazie alla convenzione quadro 2024-2027 tra l’ASST Papa Giovanni XXIII e EOS APS, all’interno della Casa di Leo saranno attivati servizi sanitari gestiti direttamente dal personale dell’ASST: un ambulatorio infermieristico post-dimissione, percorsi riabilitativi personalizzati in continuità con il progetto terapeutico ospedaliero e la presa in carico integrata da parte del servizio sociale ospedaliero, con il supporto della Centrale Operativa Territoriale.
Un sistema pensato come “ponte” tra ospedale e domicilio, in grado di ridurre gli accessi impropri in ospedale, migliorare la qualità di vita dei bambini e sostenere concretamente le famiglie nei momenti di maggiore fragilità.
“Questo progetto rappresenta un cambio di paradigma nel modo di intendere la cura - ha dichiarato Francesco Locati, Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Con La Casa di Leo abbiamo costruito un’alleanza stabile con un ente del Terzo Settore che ci consente di estendere il percorso di cura oltre l’ospedale, mettendo davvero al centro il bambino e la sua famiglia. È un modello che unisce appropriatezza clinica, umanizzazione e sostenibilità, e che può diventare un riferimento per il sistema sanitario nazionale».
Sulla stessa linea Simonetta Cesa, Direttore socio sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII: «L’integrazione tra dimensione sanitaria e sociale è la chiave per rispondere ai bisogni complessi dei bambini fragili. La Casa di Leo non è solo un luogo di accoglienza, ma uno spazio di continuità assistenziale, dove servizi sanitari, supporto sociale e prossimità alle famiglie si intrecciano in modo strutturato. Questo progetto dimostra che una presa in carico davvero integrata è possibile e produce valore per le persone e per il sistema».
Il modello presentato a Montecitorio pone le basi per un’esperienza replicabile in altri territori, capace di coniugare accoglienza, assistenza sanitaria e sostegno sociale, rafforzando una rete di welfare più vicina alle famiglie e ai bisogni dei piccoli pazienti.
“La collaborazione tra l’ASST Papa Giovanni XXIII e Casa di Leo rappresenta un esempio importante di come la coprogettazione e la coprogrammazione possano tradursi in risposte concrete ed efficaci per le famiglie dei bambini con patologie complesse e degenerative – ha spiegato il Ministro Locatelli -. Questo modello innovativo, che può diventare un riferimento per tutto il Paese, garantisce continuità di cura, presa in carico integrata e sostegno anche dopo la dimissione ospedaliera, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni. Ringrazio tutti coloro che ci hanno creduto e lavorano quotidianamente con impegno e passione al servizio degli altri”.