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Arriva il supporto psicologico per i giovani adulti con diabete

Immagine rimossa.Ha preso il via nei giorni scorsi, grazie al contributo dell?associazione ?NOI insieme per i diabetici insulinodipendenti?, un nuovo progetto di supporto psicologico, rivolto a giovani adulti affetti da diabete mellito di tipo 1, che affiancher? il servizio psicologico ?rivolto ai minori seguiti dalla Diabetologia dell?ASST Papa Giovanni XXIII.
Colloqui psicologici di consultazione e sostegno aiuteranno circa 500 pazienti fra i 18 e i 35 anni a non percepire la malattia come una minaccia alla propria sfera individuale e sociale, offrendo gli strumenti per interpretarla e affrontarla. La sperimentazione ?proseguir? ?fino a maggio 2018 per 5 ore settimanali. ?

?Il benessere psicologico ? parte integrante del percorso di cura ? ha assicurato Maria Simonetta Spada, direttore della Psicologia dell?ASST Papa Giovanni XXIII -. In soggetti affetti da diabete, e pi? in generale da una malattia cronica, l?approccio al paziente non pu? prescindere dal vissuto emotivo suscitato dall?impatto della malattia sul proprio progetto di vita, sulla percezione della propria identit?, sicurezza, ruolo sociale?.

Molto spesso i pazienti devono ?accettare un nuovo modello di s?, che comprenda anche la dimensione malata del proprio corpo. A maggior ragione in pazienti che si affacciano all?et? ?adulta e stanno compiendo un investimento importante sulla propria persona.

?I giovani adulti rappresentano circa la met? dei mille pazienti con diabete di tipo 1 che seguiamo ? ha spiegatoRoberto Trevisan, direttore della Diabetologia dell?ASST Papa Giovanni XXIII ?. I pazienti in questa fascia di et?, che provengono sempre pi? anche da altre province, presentano spesso un forte stravolgimento psicologico a causa della malattia e questo inevitabilmente produce forti implicazioni nel percorso terapeutico. Speriamo di ricevere anche da questi pazienti riscontri positivi, come li riceviamo dalle famiglie dei minori in cura nel nostro reparto, gi? seguiti in collaborazione con la Psicologia e con l?associazione?.? ?

Il? programma di supporto psicologico dedicato ai minori diabetici e alle loro famiglie ? nato ?nel 2012, ancora una volta grazie al contributo dell?associazione, presente in reparto con i suoi volontari per seguire i singoli casi e per organizzare eventi dedicati ai bambini. La collaborazione dell?associazione con l?Ostetricia e Ginecologia e con la Diabetologia del Papa Giovanni XXIII permette inoltre di realizzare iniziative a sostegno della gravidanza nella donna diabetica.

?Visto il buon esito, in questi anni, dell?attivit? di supporto psicologico rivolta ai minori e alle loro famiglie, nel 2018 abbiamo deciso di dare il nostro contributo per estendere l?attivit? anche ai giovani adulti ? ha dichiarato Cristina Calligarich, presidente dell?associazione NOI insieme per i diabetici insulinodipendenti -. Il diabete di tipo 1 ? una patologia che entra violentemente nella vita e ne interrompe bruscamente la continuit?, questo vale indistintamente? per i bambini e per gli adulti. Il supporto psicologico ? di fondamentale importanza per l?accettazione attiva della malattia, condizione che consente al paziente di affrontare consapevolmente, e con buoni risultati, il percorso terapeutico. Siamo compiaciuti del fatto che ora anche i giovani adulti possano fruire di questo importante aiuto?.
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I progetti di supporto psicologico nel reparto di Diabetologia per i minori e i giovani adulti anticipano lo spirito alla base della riforma sanitaria di Regione Lombardia. La presa in carico globale del paziente mette al centro i bisogni del malato cronico, anche minorenne, attraverso percorsi di cura individualizzati.

?Quasi mai la medicina pu? limitare il suo intervento alla cura del corpo della persona malata ? ha sottolineato Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell?ASST Papa Giovanni XXIII ?. Curare un giovane colpito da una malattia cronica come il diabete, proprio mentre sta per ?spiegare le ali? ?e vivere ?la propria vita, vuol dire innanzitutto aiutare questo ragazzo (o questa ragazza) a fare i conti innanzitutto con l?esperienza della malattia, del limite, della diversit? rispetto ai coetanei, ma anche con l?ospedalizzazione stessa. Tutti fattori che minano il benessere del nostro paziente, non meno della malattia cronica che vogliamo curare?. ?