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Il patrimonio storico e artistico


Il patrimonio storico e artistico dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII si compone di una preziosa quadreria, di una collezione di strumenti medico-scientifici, di una biblioteca storica e di un archivio con documenti databili dalla fine del XIV al XX secolo. 
 
In totale si tratta di oltre settemila volumi, 200 i dipinti, tra i cui autori spiccano autori come Moroni, Fra Galgario e Carlo Ceresa, e 600 mobili antichi. 

E' una collezione che riveste un notevole interesse storico, artistico e sociale, perché documenta la storia di Bergamo, delle famiglie che l’hanno resa grande e della medicina che si praticava in ospedale.  

Un patrimonio che è riflesso della storia centenaria dell’Ospedale di Bergamo, scandita dall’affetto che la città ha sempre riservato al suo ospedale. Un sentimento forte, testimoniato da lasciti e donazioni di tanti benefattori.

L'Ospedale Papa Giovanni XXIII custodisce anche importanti opere di artisti contemporanei che hanno scelto il Papa Giovanni per esporre i loro lavori: è il caso di Alberto Garutti con l’opera di ‘Ai Nati oggi’ nelle sale parto, Yan Pei-Ming e il quadro dedicato a Papa Giovanni XXIII nella strada principale dell'ospedale, Manuel Bonfanti con il progetto di arte pubblica "The TUBE-ONE", Francesco Pedrini e il suo Fukinagashi, Primo Formenti con l’opera “Racconto”, Michelangelo Pistoletto con il suo Terzo Paradiso realizzato nel parco interno all'ospedale e l'installazione sonora "Canone infinito" di Lorenzo Senni nei corridoi delle terapie intensive.
 
Opere che simbolicamente abbracciano le 10 mila persone che ogni giorno transitano per l'Ospedale di Bergamo, compresi i 4 mila operatori che al Papa Giovanni lavorano: medici, infermieri e personale tecnico, che offrono ogni giorno, ogni ora, assistenza globale e polispecialistica di alto livello ad adulti, bambini e anziani affetti da ogni patologia. Ogni anno sono infatti 1 milione le persone che accedono agli ambulatori per visite ed esami, 100 mila quelle che accedono al Pronto Soccorso, 45 mila quelle che vengono ricoverate, 37 mila quelle che subiscono un intervento chirurgico, 4 mila le donne che danno alla luce i loro bambini e  300 i pazienti che ricevono un trapianto. Tutti ricevono cure personalizzate e un un'attenzione ai bisogni della persona e della sua famiglia che va oltre quelli legati direttamente alla malattia, con programmi di assistenza psicologica, sociale e culturale, anche per bambini e stranieri.



Ultimo aggiornamento:
19 marzo 2019 10:37
Federica Belli - Ufficio comunicazione
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